Su le scelte politiche della ex presidente della regione Umbria M. R. Lorenzetti, si discute da tempo e se ne continuerà a discutere a lungo, quantomeno si dovrebbe capirne gli effetti, dar luogo a qualche riflessione, tra gli intellettuali-rivoluzionari-democratici di Foligno, sostenitori e vicini alla ex presidente. Dividere il mondo in due, buoni e cattivi, per stabilire che i buoni (noi) sono sempre nel giusto, può risultare rassicurante, per certi versi esaltante per taluni persino ap-pagante. Identificare sempre con l’altro il nemico a cui attribuire le colpe, resta una semplificazione e una fuga dalla realtà che ha reso il cambiamento prigioniero di un sogno, una trappola mortale per la Democrazia.
Da tempo in questa regione il dialogo e il confronto è stato abolito per decreto presidenziale, non esiste alcuna forma di democrazia partecipata, ai cittadini vengono negati degli elementari diritti. Nella Sanità la politica della regione è stata quella dei “ghe pense mi”, del rassicurare tutti che i bilanci erano a posto, che era tutto in ordine. Mentre le proteste dei malati e delle loro famiglie crescevano, hanno continuato a rassicurare tutti sulla bontà delle loro scelte, a negare qualsiasi forma di confronto in merito alle scelte della regione. La prova è quanto sta avvenendo con alcuni pazienti affetti da DCCM Disfunzione Cranio Cervico Mandibolare, ai quali la regione dal 2001 rifiuta non soltanto una cura, ma persino la stesura di una cartella sanitaria, che è un obbligo di legge per qualsiasi struttura sanitaria pubblica. Questo anche dopo i ripetuti interventi del Prof. E. Gherlone del Ministero della Salute, le istanze presentate in consiglio regionale e la lettera di sollecito dell’ On. Ignazio Marino (pd) alla presidente della regione Umbria per un incontro. La presidente C. Marini rifiuta di rispondere e di incontrarci, mettendo a rischio non solo la nostra salute, ma quella di tutti.
Come sappiamo questo rifiuto nasconde ben altro; dopo 10 anni infatti dall’entrata in vigore dei LEA Livelli Essenziali Assistenza, la regione non ha ancora provveduto all’adeguamento di alcuni servizi essenziali tra cui quelli di Odontoiatria e di riabilitazione Fisica, non è in grado di garantire alcuna risposta efficace e appropriata agli utenti. L’assenza di programmazione quindi non ha consentito nè il rispetto degli Accordi (stato-regioni) nè l’applicazione dei piani sanitari come quello regionale del 2003-2005, in cui si parlava di umanizzazione della sanità e aiuto alle famiglie, per poi in realtà proprio in quegli anni compiere scelte scellerate, di segno opposto, come abolire nel 2004 gli assegni di cura ai malati, o come nel caso del PRINA piano per la non-Autosufficienza, a non rendere (dal 2008) ancora disponibili i fondi per l’assistenza, non si sono costiuti i “centri di riferimento” per la diagnosi e cura delle malattie rare come è stabilito dal D.M. 279/01, e questo procura uno stato di estremo disagio e sofferenza ai malati gravi.
Contro il volere delle famiglie si è scelto di sovvenzionare il privato, di segregare i malati nelle strutture di ricovero e cura volute dalla regione (residenze protette e hospice ecc.) con dei costi per la sanità pubblica che salgono sino a 14.000 euro al mese per un singolo malato, che obbligano le famiglie al pagamento di una retta mensile di 1500 euro: forse gli amministratori hanno fatto i conti solo con la loro vecchiaia o pensione, visto che la grande maggioranza dei cittadini non sarà in grado di sostenerne i costi. Le famiglie al contrario vorrebbero prendersi cura dei propri malati, visto quanto accade, sarebbero sicuramente meglio accuditi, con dei costi per la sanità regionale decisamente minori.
Garantire l’interesse pubblico e assicurare quote di privato, comporta sempre delle contraddizioni. Su un tema così delicato come il fine vita, non ci si è preoccupati di ascoltare i cittadini, le famiglie nè tanto meno i malati, molto più attenti alle esigenze del “mercato” del lavoro, delle società partecipate o cooperative, che come abbiamo appreso dall’inchiesta “Sanitopoli” danno luogo ai clientelismi e alla poca trasparenza della “cosa” pubblica. Si preferisce ancora una volta tacere, tirare avanti per la propria strada, come se nulla fosse mai accaduto, come se tutto ciò non ci riguardi, privandoci del diritto di decidere in merito alla nostra salute e al nostro futuro.
Per questo ritengo che oggi il male peggiore consiste nella indifferenza di noi cittadini.

CON L’ INIZIATIVA “LA SALUTE AL PRIMO POSTO” ABBIAMO DECISO DI APRIRE UNA SOTTOSCRIZIONE PUBBLICA, AL FINE DI INFORMARE E SENSIBILIZZARE I CITTADINI SU UN ARGOMENTO COSI’ IMPORTANTE COME LA SALUTE.

Leggi, sottoscrivi e diffondi: vai alla pagina dei contatti o al link delle iniziative e adesioni.