Il segreto non e’ nella soluzione, ma nel processo che ha occupato la mente in cerca di una soluzione.
3 Set

Quando si parla di Malasanità le cifre parlano di 90 decessi giornalieri 35.000 annui causati da disattenzioni ed errori medici. Quando l’ Istituto Superiore di Sanità ha cercato di monitorare l’entità del fenomeno, molti Primari hanno minacciato querele. Secondo le stime il 50% di questi pazienti potrebbe essere “risparmiato” soltanto usando una maggore attenzione e osservanza delle procedure mediche, non pensate che questo meriti almeno una riflessione?. La Malasanità , l’errore medico è sempre frutto di “disattenzioni”. Questo potrebbe salvare qualche Vita in più, non pensate che così rischiate di buttare l’acqua sporca insieme al bambino?. Queste cifre pur ragguardevoli, non spiegano però come evitare gli errori e se le “disattenzioni” siano da considerare più come carenza medica e strutturale o frutto di scelte “strategiche” ed organizzative di chi amministra; per meglio comprendere porto un esempio, quello che ci stà più a cuore, quello delle “malattie rare” alle quali come stabilito dal D. M. 279 del 2001 deveva essere garantita una assistenza e una cura multidisciplinare ; Il caso delle malattie ATM ne è un classico esempio, le parti del corpo ad essere coinvolte sono diverse, come diverse sono le figure professionali che se ne dovrebbero occupare in equipe, gnatologo, fisiatra e dentista, ma a causa di questo “sistema” non è possibile trovare tale multidisciplinarietà negli ospedali Italiani. E’ parte integrante di tutti i piani Sanitari Nazionali e Regionali ed Europei, ma in Umbria non è “economicamente” conveniente per Direttori e Primari affrontare il problema: se cioè i pazienti siano da considerare ben oltre una “massa” incoordinata di organi e visceri, seguendo questa “logica” diventa paradossalmente più “remunerativo” curare i sintomi mai le cause; seguendo questo principio il paziente si ritrova a prendere appuntamenti con specialisti diversi per ogni sintomo, aumentando così l’esigenza di appuntamenti pro-capite, in un meandro di burocrazie varie e in un labirinto di liste di attesa infinite, per visite ed esami. Questo è tanto vero che lo stiamo vivendo sulla nostra pelle; da qui nasce la necessità di una verifica in base ai “nuovi” (2001) indirizzi del Ministero della Salute in merito alle scelte “strategiche” fatte dalla Regione Umbria per garantire il diritto alla salute che chi Amministra, e cioè Assessori Regionali e Direttori Generali deve rispettare (art.32.)
Impedire una cura delle “malattie rare” preclude al cittadino anche i benefici derivanti dalla conoscenza olistica, quella medicina che la Regione Umbria nel 2004 ha riconosciuto ma solo “culturalmente”. Forse anche i Direttori Generali guardano la tv per comprendere questi concetti, magari il dottor House la figura del medico diagnostico, il Tutor del Piano Sanitario regionale del 2003, che attorniato dai vari specialisti analizza il malato in modo globale, un medico “ideale” insomma motivato a curare.
Nel sistema sanitario Inglese i medici ricevono premi in base alla loro capacità di successo, da noi invece chi Amministra promette premi in anticipo, magari 6 euro a paziente per confermare le spese mediche e farmaceutiche dell’anno precedente.
Certo da quì a fare “carte false” come ha fatto la ASL.3 che con il suo silenzio impedisce anche una cura ce ne passa direte voi questo semmai vuol dire negare ogni diritto, tanto da farmi considerare la possibilità di manifestare, con iniziative anche personali, tutto il mio dissenso rispetto ad un “Sistema” che opera a prescindere dalla legge e dalla Salute dei pazienti con comportamenti, definiti addirittura endemici delle strutture Sanitarie Pubbliche, che incoraggia il reato e istiga alla negligenza.
Lascia un Commento